Inflazione - cos'è e perchè combatterla - parte 2

Proseguiamo sul tema dell’inflazione analizzando altre caratteristiche. Conosciamo il livello di inflazione del nostro Paese?

Innanzitutto uno sguardo al passato poiché, storicamente, con la Lira, si è vissuta un’epoca di inflazione piuttosto sostenuta: dal 1959 al 1999 il tasso medio annuo è stato del 7,5%, precedentemente, dal 1973 al 1984 l’incremento dei prezzi ha superato in media il 15%.

In questi periodi, di conseguenza, anche i tassi di mutui e finanziamenti erano a doppia cifra, proprio come gli investimenti nei titoli di Stato, principalmente Bot, con cedole cospicue al fine di ridimensionare la perdita di valore del capitale investito.

Che cosa significa?

Ricordiamo un concetto espresso nella scorsa puntata: l’inflazione è da ritenersi positiva se contenuta e controllata, e negli anni che vi ho citato non era affatto così.

Questo esempio ci deve far riflettere sull'importanza del contesto economico.

Non è sufficiente che il tasso di interesse nominale di un titolo sia elevato; è necessario confrontarlo con il tasso di interesse reale, ovvero depurato dal'effetto dell'inflazione.

Attualmente, in Italia, la situazione si è capovolta, viviamo infatti in un contesto di tassi bassi, con un’inflazione attorno allo 0%. Ecco perché viviamo in un contesto di tassi di interesse bassi e mutui con bassi spread.


In questi anni le Banche Centrali hanno posto come un’inflazione target al 2% attraverso il controllo dei tassi di interesse: l’obiettivo non è ancora stato centrato.

Notizia del 27 agosto è un cambio di strategia da parte della Fed, la Banca Centrale Americana, che per mano di Powell ha dichiarato che accetterà una crescita dell’inflazione più alta rispetto al passato allo scopo di tendere alla piena occupazione. Non più dunque un obiettivo puntuale del 2% ma un’inflazione moderatamente superiore al 2% per qualche tempo poiché la centralità è sulla crescita economica e sul mercato del lavoro.

L’effetto più immediato è che probabilmente si sposterà nettamente più avanti il momento in cui la Fed opterà per un nuovo rialzo dei tassi.

Nell’ultima conferenza stampa della BCE, non è emersa alcuna volontà di intervenire sui tassi nel breve periodo, le previsioni di crescita sono rimaste pressochè immutate, con un lieve recupero rispetto a giugno dopo i dati relativi al periodo covid.

Sfida dell’investitore e del consulente è affidarsi a strumenti in grado di creare un margine positivo rispetto all’inflazione, ricordandosi sempre che il dato sull’inflazione è calcolato tramite un paniere di beni e servizi che non corrisponde strettamente al nostro carrello della spesa abituale.


Conoscete la regola del 72?

Questa facile formula matematica permette di stimare rapidamente il numero di anni in cui un patrimonio finanziario si dimezzerebbe, con un dato percentuale di inflazione.

Ovvero, ipotizzando che l’inflazione sia al 2% dividiamo 72 per il 2%.

72/2= in 36 anni i nostri soldi, lasciati fermi, sarebbero la metà. Vi ricordate il concetto del potere di acquisto?

Pensate al periodo italiano dal 1973 al 1984 con un’inflazione al 15%: in 14,4 il nostro capitale sarebbe la metà.

Ripensando all’esempio dell’Iphone che in 11 anni ha aumentato il suo prezzo del 197%, questo significa che l’inflazione media è stata del 17,90%.

Sapete quanto fa 72/17,90 ? 4 anni.

Siamo ancora sicuri che l’inflazione che colpisce i nostri consumi sia vicino allo 0%?


Investire è costruire Giorgio Confalonieri

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